12) Pascal. La distrazione (le divertissement) .
Siamo di fronte ad un altro degli argomenti pi noti del pensiero
pascaliano, reso ancora pi attuale oggi anche per l'avvento dei
mezzi di comunicazione di massa. Pascal indaga il mistero che sta
dietro al continuo desiderio dell'uomo di distrarsi, di non
pensare.  I Pensieri sono indicati secondo l'enumerazione data
dall'edizione Serini e dall'edizione Brunschwicg.
B. Pascal, Pensieri, S. 348-352,  359, B. 168, 127, 129, 169, 131,
142.

348. Distrazione. Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte,
la miseria, l'ignoranza, hanno risolto, per viver felici, di non
pensarci.

349. Condizione dell'uomo: incostanza, noia, inquietudine.

350. La nostra  natura  nel movimento; il riposo assoluto  la
morte.

351. Nonostante tutte queste miserie, l'uomo vuol essere felice, e
vuole soltanto esser felice, e non pu non voler esser tale. Ma
come fare? per riuscirci, dovrebbe rendersi immortale; siccome non
lo pu, ha risolto di astenersi dal pensare alla morte.

352. Noia. Nulla  cos insopportabile all'uomo come essere in un
pieno riposo, senza passioni, senza faccende, senza svaghi, senza
occupazione. Egli sente allora la sua nullit, il suo abbandono,
la sua insufficienza, la sua dipendenza, la sua impotenza, il suo
vuoto. E sbito sorgeranno dal fondo della sua anima il tedio,
l'umor nero, la tristezza, il cruccio, il dispetto, la
disperazione.

359. Distrazione. La dignit regale non  forse di per s cos
grande per se stessa da render felice chi la possiede con la sola
visione di quel che ? Bisogner distrarlo da quel pensiero, come
la gente comune? Vedo bene che, per render felice un uomo, basta
distrarlo dalle sue miserie domestiche e riempire tutti i suoi
pensieri della sollecitudine di ballar bene. Ma accadr il
medesimo con un re, e sar egli pi felice attaccandosi a quei
frivoli divertimenti anzich allo spettacolo della sua grandezza?
E qual oggetto pi sodisfacente si potrebbe dare alla sua mente?
Non sarebbe far torto alla sua gioia occupare il suo animo a
cercare di adattare i suoi passi al ritmo d'una musica o di
mettere a segno una palla, invece di lasciarlo godere tranquillo
la contemplazione della gloria maestosa che lo circonda? Se ne
faccia la prova: si lasci un re completamente solo, senza nessuna
sodisfazione dei sensi, senza nessuna occupazione della mente,
senza compagnia, libero di pensare a s a suo agio; e si vedr che
un re privo di distrazioni  un uomo pieno di miserie. Cos si
evita con cura un tal caso, ed esso ha sempre intorno a s un gran
numero di persone che badano a far seguire agli affari di Stato
gli svaghi e che predispongono piaceri e giuochi per riempire
tutto il tempo in cui resterebbe altrimenti in ozio, dimodoch non
resti mai un vuoto. Ossia, i re son circondati da persone che si
prendono una cura singolare di evitare che restino soli e in
condizione di pensare a loro stessi, ben sapendo che, se ci
pensassero, sarebbero infelici, nonostante che siano re.
In tutto questo discorso, parlo dei re cristiani non in quanto
cristiani, ma solo in quanto re.
B. Pascal, Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino, 1967,
pagine 150-151 e 157.
